Dal Recinto Baronale alla Chiesa Madre alla Torre del Ponte le iscrizioni ricordano
Francesco Emanuele Pinto, Principe mecenate
Gran parte delle iscrizioni latine conservate a Peschici sono dovute al Principe Francesco Emanuele Pinto, nato nel 1692 da Luigi e Rosa Caracciolo.
Nel 1704, a soli 12 anni, alla morte del padre, divenne Principe di Ischitella e, successivamente, anche del nostro paese.

Pinto arricchi`, i centri di Peschici e Ischitella di notevoli palazzi e di opere artistiche di indiscutibile valore.
Nel 1716 restauro` il Castello di Ischitella e poi quello di Peschici. Inoltre, il Principe dono` alla comunita` peschiciana la tela della Cappella di Santa Lucia della Chiesa di SantElia Profeta.
A Peschici Pinto eresse anche la Torre del Ponte, ossia l'attuale entrata al Centro Storico, che era posizionata in modo tale da comunicare sia con la torre di Calalunga, verso Vieste, che con quella di Monte Pucci, verso Rodi.
La Torre era di propriet della famiglia Pinto e sostitui` - forse nel 1739 - quella preesistente, che ormai era cadente e che ando` ai Pinto, i quali la restaurarono. Ancora nel 1792 essa era ricordata come Torre di Quadranova.
Durante il suo governo, il feudatario favori`, anche lo sviluppo dell'agricoltura, coltivando aranceti e impiantando uliveti.
Francesco Emanuele Pinto mori`, nell'ottobre del 1767.
Testimonianza della sua opera sono le iscrizioni latine che ci ha lasciato.
Esaminiamone i contenuti partendo dalla Torre del Ponte, sulla quale, nella parte superiore centrale, una lapide recita:
TANTO SUB PRINCIPE ISCHITELLARUM FRANCISCO EMMANUELE
PINTO PATRITIO NEAPOL.
MERITISS. RENOVATUR A. D. 1735
La traduzione presenta dei problemi, riguardanti Labentia - che secondo alcuni era il nome antico della via - e Tanto.
La piattendibile, tuttavia, e` questa:
sono state restaurate e ampliate
sotto il tanto grande (magnifico)
Principe di Ischitella
Francesco Emanuele Pinto,
patrizio napoletano di straordinario valore.
Anno del Signore 1735.
L'iscrizione, quindi, si riferisce ad opere preesistenti, su cui il Principe ha operato degli interventi.
Essi hanno investito anche la Torre del Ponte, odierno simbolo di Peschici. Le sue origini sono incerte, ma, dal modo in cui e` stata costruita, si puo dedurre che fu eretta nel periodo Angioino ( XIV-XV secolo), nel quale sorsero molte torri simili, se non quasi uguali, come, ad esempio, quelle di Apricena e Dragonara, per restare nella nostra Provincia.
Composta da un tronco di cono e da un cilindro, entrambi uniti da una fascia intermedia, detta redondono, la Torre chiudeva il paese fino alla fine dell'800 ed era circondata da un fossato.
La testimonianza della presenza di tale fossato e` riscontrabile nella differenza fra il piano attuale della Torre e quello dell'antico frantoio, presente al suo interno.
Proseguendo nell'itinerario, raggiungiamo la Chiesa di Sant'Elia Profeta.
Nella 1^ Cappella alla sinistra dell'altare, c'e` questa iscrizione:
FAMILIAE IN DITIONE OPPIDOR
ADSCRIPTVM FVERIT SACELLUM FRANCISCVS EMMANVEL PINTO
ISCHITELLV PRINCEPS IVLIANI MARCHIOS DOMINVSQ PESCVTII p ATRITS
NEAP AD PERP. MON P. A. D. MDCCXXXVI
In italiano suona cosi`:
alla grandissima famiglia dei Pinto
per devozione dei cittadini,
Francesco Emanuele Pinto,
Principe di Ischitella, Marchese di Giuliano
e Signore di P(schici, Patrizio Napoletano,
a perpetuo ricordo fece dipingere
NellAnno del Signore 1736.
Il Principe, quindi, dono` una tela alla Cappella di Santa Lucia, poi dei Libetta, la quale probabilmente rappresenta anche il ritratto del committente.
L'epigrafe in marmo, murata nella stessa cappella, ricorda proprio tale avvenimento.
La famiglia dei Pinto y Mendoza Capece Bozzuto prese possesso del feudo d'Ischitella e, quindi di Peschici, il 19 novembre del 1674. Inizialmente il possedimento dei feudi di Ischitella e di Peschici apparteneva a Ferrante de' Sangro, che mori` indebitato, per cui i suoi beni furono messi all'asta. Bemardino Turbolo se li aggiudico` ad extintum candelae per 54.042 ducati, il 17 ottobre 1571.
I Pinto li comprarono, circa un secolo dopo, al prezzo di 87.747 ducati. Un buon prezzo, visto che il feudo era stato valutato 125.403 ducati.
Nella stessa Chiesa c'e` un'altra iscrizione, subito a sinistra, entrando dalla porta posteriore, che pero` non e` dovuta a Pinto. Essa recita:
A Fratre Vincentio Maria Vrsino S.R.E Praesbiter
Cardinali S.Sixti Archiepis. Sipontino
Hac ecclesia solernni ritv iam consacrata pridie
Kal.decembris anno ivbilej MDCLXXV
Clernent X Pont. Max. Clervs popvlvsq Pescvtii
Pietati et gloriae eivs
Mernoriam consecravervnt
Questo il suo significato:
In questa chiesa, gi consacrata con solenne rito,
da Fra' Vincenzo Maria Orsini,
Presbitero della Santa Romana Chiesa
e Arcivescovo di Siponto, Cardinale di S. Sisto,
il clero e il popolo di Peschici,
il 30 Novembre dell'anno giubilare 1675,
essendo Pontefice Massimo Clemente X
hanno dedicato [questa lapide]
in memoria alla sua religiosit e alla sua gloria.
La lapide ricorda, quindi, la visita - dal 23 novembre al l5 dicembre 1675 - a Peschici del Cardinale Vincenzo Maria Orsini.
Egli era nato a Gravina di Puglia il 12 febbraio 1650.
II 24 marzo 1671 il fratello sposa una nipote del Papa Clemente X (Emilio Altieri, 1670-76), Ludovica Altieri, percio` negli atti matrimoniali, Giovanna Orsini, madre del frate, pretende che il giovanissimo figlio sia elevato al cardinalato.
Nel 1724 Orsini diventera` Papa col nome di Benedetto XIII.
Uscendo dalla Chiesa e proseguendo per il Castello, ci imbattiamo nell'iscrizione posta sull'entrata del Recinto Baronale, che riporta le seguenti parole:
HAEC EST FRANCISCI PINTO
VENERANDA VIA
ISCHITELLARUM PRINCIPIS
ILLA SCIAS QUAE RUITURA
SUO GENIO ILLUSTRATA SUPERBO
NON FAVET IRATAS TEMPORIS AULA MINAS
A. D. MDCCXXXV

La traduzione significa:
Questa e` la gloriosa via di Francesco Pinto,
Principe di Ischitella: sappi
che il cortile, che stava per crollare,
reso illustre dalla sua eccezionale intelligenza,
non cade in rovina per le minacce ineluttabili del tempo.
Anno del Signore 1735.
L'iscrizione si riferisce al rinnovamento, fatto eseguire dall'allora signore di Peschici, delle mura del Castello, ormai fatiscenti ed abbastanza malmesse a causa di vari saccheggi e per i forti terremoti degli anni precedenti.
A conclusione della passeggiata attraverso le antiche iscrizioni latine, entriamo all'interno del Recinto Baronale, per leggere quella - molto rovinata dall'incuria e dal tempo - posta sull'architrave della porta della Chiesa di S. Michele, che recita:
sacerdos pro delictis
et peccatis populi
1585

Il significato e` il seguente:
dove il sacerdote prega
per i delitti e i peccati del popolo.
1585.
L'edificio, dedicato all'Arcangelo Michele, e` databile intorno al 1585, come dice l'iscrizione. La piccola chiesa, ad un unico ambiente, e` sorta, forse, come cappella feudataria.
Si ipotizza che la copertura, in seguito a un terremoto, sia stata rifatta con una volta a lamia.
La chiesa - di proprieta` privata - dispone di un piccolo campanile del Settecento, ove vi era una campana, purtroppo trafugata da ignoti, che hanno approfittato del suo totale abbandono.
All'interno della chiesetta vi e` una piccola nicchia, che conteneva un'antica statua dell'Arcangelo, anch'essa trafugata recentemente, e presenta ancora tracce di affreschi a motivi floreali.
