Il trabucco: veliero arenato sugli scogli, da oltre un secolo fa vivere i pescatori.
Dalle marche alla Puglia, una piattaforma su palafitte per pescare.
Il magico territorio garganico e` un prezioso scrigno d'antiche tradizioni, mestieri e arti, che ci parlano della saggezza dei nostri avi.
Sulle sue coste ricche di insenature e rocce a picco sul mare, di un azzurro cristallino, e` nato un piccolo miracolo dell'intelletto umano: il trabucco (trabocco), specie di trappola eretta al solo fine di pescare, su costoni rocciosi con pali di legno, fili di ferro, corde, argani, reti e carrucole.

Etimologicamente trabucco dovrebbe provenire dal latino trabs-trabis, che significa legno, albero, trave, ma potrebbe derivare anche da un'unita` di misura usata in Piemonte o da una macchina da guerra medievale.
La sua comparsa risale a fine 800 inizi '900 e si deve a maestranze abruzzesi e ad un canonico di Vieste che per primo ne finanzio` i pescatori perche` non erano in grado di sostenere l'alta cifra necessaria per pagare il materiale.
I trabucchi sono nati sulle coste grazie allo studio delle migrazioni dei pesci, in particolar modo dei cefali, che a tutt'oggi si spostano dalle acque tranquille dei laghi costieri di Lesina e di Varano verso la Testa del Gargano e piu` a sud verso Mattinata, viaggiando vicini alla costa, per evitare gli attacchi dei predatori, che un tempo popolavano le acque garganiche.
All'esterno il trabucco si presenta come una piattaforma su palafitte, da cui fuoriescono dei pali, le antenne, rigorosamente in legno di cerro (Quercus cerris), molto duro e difficile, usato prevalentemente per le costruzioni.
Le antenne, grazie anche ad un congegno di carrucole e di fili, sostengono la rete, che viene issata dal mare per mezzo di argani, mossi da braccia umane.
La pesca comincia quando viene calata in mare la rete: da allora inizia la lunga attesa dei trabucchisti, o trabuccolanti, che aspettano con pazienza il passaggio di un branco di pesci. Alla loro vista, il primo avvistatore urla: "Vijr!" (vira), segnalando ai compagni di girare gli argani per sollevare la rete e intrappolare il pesce.
In Italia lungo la costa adriatica, dalle Marche alla Puglia, ci sono diversi tipi di trabucco, ma quelli garganici, rispetto agli altri, che sono piu` delle bilance, sono pure innovazioni tecnologiche di un secolo fa. Da Monte Pucci a Mattinata, alcuni decenni fa si potevano contare piu` di 30 trabucchi; ora ne sono rimasti una decina, di cui 6-7 realmente funzionanti.
Questa costruzione di pesca a vista fu esportata da un peschiciano sulla costa toscana, ma ebbe un esito negativo.
Chi intraprendeva il mestiere di trabucchista sapeva che non tutti i giorni sarebbe riuscito a pescare, in quanto la sua era una professione caratterizzata da lunghe attese e, alcune volte, da infelici risultati.
Prima i trabucchi erano delle vere e proprie fonti di sostentamento per gli abitanti, su cui lavoravano i maschi di diverse famiglie. Ora, con l'avvento dei pescherecci, che hanno, in un certo qual modo, condizionato l'habitat naturale dei pesci, sono diventati risorse naturali e turistiche, monumenti tutelati dal Parco Nazionale del Gargano, che aiuta i proprietari di questi velieri arenati sugli scogli a mantenere intatta la loro straordinaria struttura, suscitando quel fascino d'antico che incuriosisce sempre piu` proprio per la sua forma grezza.
