Nella piana di Peschici c'e` un'... "ecclesia deserta in loco qui vocatur Kalena".
L'Abbazia di Calena, citata per la prima volta in un documento del 1023.
Situato a poche centinaia di metri dal mare, nel comune di Peschici, l'ex-convento benedettino di Calena ha goduto per molti secoli di autonomia e ricchezza, finendo per essere conteso fra le due potenti abbazie di Montecassino e di S. Maria di Tremiti.

Certamente il monastero doveva essere sorto prima dell'XI secolo, dal momento che la prima fonte ufficiale dell'esistenza della sua chiesa, chiamata appunto S. Maria di Calena, risale all'anno 1023.
Esso, che attesta di una "ecclesia deserta in loco qui vocatur Kalena", sancisce la donazione di detta chiesa al cenobio di S. Maria di Tremiti, con tutte le sue pertinenze. Da questo momento la storia di Calena si lega strettamente a quella dell'abbazia tremitense, la quale esercito`, per lungo tempo, un vasto potere su tutta l'area garganica.
A conferma di cio` si puo` ricordare un successivo documento del 1053, il quale riferisce che, sotto la supervisione del Papa Leone IX, la Badia viene donata al monastero isolano da parte di certi abitanti del castello di "Pesclizzo" (Peschici).
E` certo, comunque, che da questo momento in poi Calena comincia ad avere potenza ed autonomia, controllata solo dalla Sede Apostolica, e che vede, fra i suoi vari possessi, il fiorente complesso abbaziale di Monte Sacro, confermato da una Bolla papale del 1058. Sembra, pero`che nel 1059, durante il Concilio di Melfi, il principe normanno Riccardo d'Aversa doni il convento all'influente abate Desiderio di Montecassino, il quale, tuttavia, non pote` mai esercitare il suo dominio con efficacia, poiche` nel 1061 Calena ritorna tra i beni di Tremiti, nonostante questa notizia sia contraddetta da numerose bolle papali, che vanno dal 1097 al 1474 e che attestano la sua presenza tra i possessi cassinesi.
Nonostante queste controversie sulla sua appartenenza, Calena continua ad avere potere ed influenza economica, tanto da enumerare fra le sue pertinenze, oltre a Monte Sacro, anche la lontana chiesa di S. Giacomo di Molfetta ed il controllo sulle saline di Canne.
Nel sec. XIII, nonostante il dominio dell'Ordine Cistercense su varie case religiose dell'Italia Meridionale, Calena resta sempre autonoma ed ordinis S. Benedicti. Del periodo svevo-angioino, in cui forse fu rifatta la chiesa abbaziale, non vi sono notizie documentarie, tranne quelle provenienti dai registri della S. Sede, che attestano una floridezza del monastero fino ai primi anni del sec. XIV.
Dopo la breve decadenza degli inizi del sec. XV, l'abbazia diviene proprieta` dei Canonici Regolari di S. Agostino, gia` insediatisi a Tremiti, perdendo, cosi`, la sua indipendenza.
Nel 1441 le rivendicazioni da parte dei cassinesi dei loro diritti di dominio su di essa riaccendono le controversie con i monaci tremitensi, invano appianate, piu` di un secolo dopo, dal cardinale Marc'Antonio Colonna.
Nel 1780, in seguito al provvedimento di Ferdinando I di Borbone, il Gargano e le Isole Tremiti entrano a far parte del Regno di Napoli, mentre due anni dopo, con la vendita all'asta dei beni delle Isole, Calena e` acquistata dai Martucci.
Trasformata, oggi, dai proprietari in una masseria frantoio, l'ex-struttura conventuale vanta la presenza di due notevoli chiese, site nel suo lato meridionale.
Le mura di recinzione presentano dei contrafforti lungo tutto il perimetro, scandito da piu` porte, di cui una murata sul lato sud, del XVIII sec. e` molto al di sotto dell'attuale piano di calpestio.
Dalla stratificazione sono emersi alcuni reperti premillenari, fra cui lastre frammentarie con motivi decorativi riscontrabili in ambito longobardo e databili al IX secolo.
Ma le maggiori rivelazioni artistico-archeologiche provengono dalla due chiese abbaziali, che hanno da sempre attirato l'attenzione dei piu` famosi storici dell'arte, italiani e stranieri.
La chiesa piantica, databile alla meta` del sec. XI, tagliata in due parti da un muro-divisorio, e attualmente usata come autorimessa agricola, ha la navata centrale coperta da 2 cupole in asse, poggianti su semplici pilastri rettangolari senza pennacchi, e le navate laterali sormontate da volte a semibotte rampanti, intervallate da diaframmi. Tipicamente pugliese, essa sembra l'esempio piu` a nord della Puglia e, insieme a S. Leonardo (sec. XIII) di Siponto, rappresenta uno sporadico episodio fuori dalla Terra di Bari. Qui, infatti, si possono trovare nobi1i confronti, ad esempio, nella chiese di Ognissanti a Valenzano, di S. Benedetto a Conversano (fine XI sec.) e di S. Vito di Polignano.
La chiesa doveva avere una terza cupola su di una terza campata, forse costruita sul lato ovest, dinanzi al muro grezzo, poi crollata.
La raffinata tecnica muraria, visibile all'interno nei pilastri, ha usato piccoli conci ben squadrati disposti in filari. Non sono, invece, leggibili i pochi resti della decorazione ad affresco nei sottarchi.
L'aspetto tozzo dell'interno non e` originale, poiche` il pavimento era molto al di sotto dell'attuale. Anche esternamente, l'informe profilo nasconde l'originaria tipologia, sia per la successiva copertura a terrazze sulle navate laterali e a due falde sulla centrale, sia per il taglio della vecchia abside, causato dalla costruzione della chiesa "nuova".
Quest'ultima continua l'orientamento della 1^ abbaziale, spostandosi, pero` verso sud col suo asse. La navata centrale e` formata da 2 campate rettangolari, di cui una piu` piccola, e sbocca in un'abside semicircolare. I pilastri. con paraste addossate terminanti con le imposte su cui poggiavano 2 volte a crociera, sono eretti ogni 2 cappelle". Queste, di influenza borgognona sono delle vere e proprie navatelle, perche` collegate tra loro da arcate a tutto sesto, aperte tra un diaframma e l'altro.
La copertura lignea e` crollata nella prima meta` del 900. Le navate laterali, invece sono coperte da volte a botte a pieno centro, con l'asse normale a quello della chiesa.
Sempre all'interno, sul muro occidentale, elevato con pietrame informe, emergono i resti di un archivolto, che attestano la presenza di un antico varco fra le 2 chiese.
Piccoli conci calcarei squadrati caratterizzano la tecnica muraria. Questi lungo il lato meridionale, all'esterno, intervallato da arcate cieche e da elementi scultorei e decorazioni di influenza borgognona provenienti dai rapporti con la Terra Santa, sono contrassegnati da marchi di scalpellino", che servivano ad identificare gli artigiani e le loro botteghe. E` questa una caratteristica esclusiva di alcune fabbriche pugliesi.
Di conci squadrati e` anche il campanile a vela, che s'imposta sull'absidiola di destra.
Di notevole valore artistico, le monofore trilobate tardoduecentesche sulla navata centrale e nel coro le paraste rettangolari, sormontate da cornici decorate a rosette del 1200, di influsso cistercense, proveniente dall' innovazione del coro della Chiesa di S. Maria di Tremiti.
Il manufatto e` databile tra la fine del sec. XII e gli inizi del sec. XIII. Dunque, l'ex-abbazia concilia in se` l'aspetto tradizionale legato al sentire artistico locale d'ambito benedettino, presente nella 1^ chiesa, con le novita` borgognoni, emergenti nella 2^, di provenienza extra-regionale. Tali novita`, alla base del rinnovato modulo artistico-architettonico, furono usate dalle comunita` monastiche calenensi, nell'allargamento della vecchia abbaziale, per ospitare un maggior numero di fedeli.
Dichiarata patrimonio artistico-culturale e tutelata per legge da eventuali programmi speculativi, l'abbazia di Calena versa oggi in uno stato di abbandono e di decadenza tali che solo un'approfondita indagine conoscitiva ed uno scientifico intervento di ristrutturazione potrebbero salvare alcune sue parti preziose da un irreversibile disfacimento.
Dopo una lunga battaglia, che ha visto impegnati intellettuali, istituzioni, Curia arcivescovile ed opinione pubblica, si e` arrivati ad una convenzione fra i proprietari e la Soprintendenza per l'inizio del restauro e l'apertura al pubblico dell'Abbazia di Calena.
Cio', finalmente, dovrebbe segnare l'avvio di una politica di recupero e di valorizzazione del nostro patrimonio storico-culturale, degna di nota pure dal punto di vista turistico.
