Cosi` si festeggiava il Carnevale.

Maschere e rappresentazioni, giochi e pranzi della settimana grassa.



Le maschere
La maschera ufficiale di Peschici, che rassomigliava al vestito tradizionale, era la Pacchiana seguita da Car-nu-al.
La Pacchiana vestiva con una gonna lunga arricciata in vita, una camicetta bianca con sopra un corpino di velluto nero, ricamato sul davanti e legato con un laccio bianco.
Sulla testa portava un largo fazzoletto, piegato a triangolo, che legava dietro alla nuca a castagnara; sulle spalle, uno scialle munito di frangia; sulla gonna bianca a strisce rosse spiccava u' z-nal (grembiule) di solito scuro, ai piedi calzettoni di lana di pecora e i zu-cku-nett (ciabatte con il mezzo tacco).
La Pacchiana era adorna di alcuni oggetti d'oro (di solito monili), un paio di collane, spille che tenevano fermo lo scialle al seno e lunghi orecchini.
Carnual era la rappresentazione dell'uomo agiato che aveva mangiato tanto nel periodo natalizio e aveva ancora i postumi dell'abbuffata.
Un paio di giorni prima del martedi` grasso, in quasi tutte le strade le donne, a gruppi, si affaccendavano a preparare il carnevale: un fantoccio rigonfio di paglia, vestito con abiti logori, scarponi rotti e cappello fatiscente.
Il fantoccio-carnevale veniva legato ad una sedia e questa, a sua volta, legata bene da un comignolo di un lato della strada all'altro di fronte, in modo che fosse notato dalla popolazione.

Le rappresentazioni
Le rappresentazioni del Martedi` Grasso, che si svolgevano nel paese vecchio, erano la "Zeza, Zeza" e l'operazione di Carnevale.
La "Zeza, Zeza" era una commedia d'amore, cantata e recitata, di origine settecentesca e napoletana.
I personaggi erano: la madre Zeza, il padre, la giovane figlia VicenzeIla, Don Nicola, giovane studente calabrese.
VicenzeIla, vestita da sposa, rifiuta l'uomo scelto dal padre, perche` e` innamorata di Don Nicola (anche lui vestito da sposo e con un libro sotto il braccio): alla fine i giovani realizzano il loro sogno e c'e` il lieto fine.
La commedia, in dialetto, era piena di espressioni un po' spinte e a doppio senso.
In ogni strada principale si cantava lo stornello "Zeza, Zeza, la vicaiola":

"Zeza, Zeza, ora io esco
stai attenta a questa figliola,
tu sei mamma e falle una buona scuola
una buona scuola, ohine`. Non farla uscire, ne' praticare,
che` quello che non sa,
lo puo` imparare
lo puo` imparare, ohine`.
Maritino bello mio,
non andare pensando a questo;
che` a Vicenzella l'ho cresciuta io.
l'ho crasciuta io, ohine`
lo sempre glielo dico:
- Figliola mia, tu sei onorata,
e piu` di un tesoro sarai apprezzata, ohine`

"Zeza, Zez, che y mo iesc
statt attent asta fighiaul
che tu s mamm e fai na baun scaul
na baun scaul, oine`
non na facenn uscir e nemmen a pratcar
che quill che non sap
c po ' mbara`
c po' mbar, oine`
Citt, citt, marit mei
na ien pnzan a quest
Che a Vuncenzella mei le crisciut yn
le crisciut yn, oine`
E y semp c l'agghia ditt
-Figghia meij tu si nurat
e chiu` d nu tesor sarai apprezzat, oine`

La commedia era recitata solo da uomini, che si travestivano da donna.
Purtroppo, dopo gli anni '30 la tradizione della "Zeza, Zeza" e` andata perduta.
Terminata la "Zeza, Zeza" iniziava l'altra rappresentazione.
Uno dei pupazzi che personificavano Carnevale veniva caricato su un asino e portato dal Dottore, accompagnato da un corteo di gente mascherata da madre, moglie, parenti di Carnevale. Il dottore tagliava la pancia del pupazzo e ne cacciava fuori stracci e indumenti: solo alla fine estraeva il gigantesco maccherone che faceva star male il Signor Carnevale.
Durante l'operazione, la gente che si ammassava intorno cantava lo stornello "Il piede del porco"

" ... Vedi che ti do il piede del porco
e non lo dire al tuo papa`
No, no, no non glielo dico,
perche` ti voglio bene.
Vedi che ti voglio tanto bene
cosi` sar per l'eternita`
Glielo dico al mio papa`
che il matrimonio presto si fara`"

Finita l'operazione si ballava e cantava, poi, a mezzanotte, il corteo con Carnevale, tra urla e finte lacrime, accompagnava il pupazzo sino al castello e lo buttava giu` dalla rupe.
Gli altri pupazzi appesi nelle strade, invece, venivano bruciati.
Al Carnevale Peschiciano partecipavano molte persone, in particolare Elia Man-d -sjn, Michele A '-Cian-cjaus, Giulio A Pa-pa-jol e i musicisti Nicola A 'Malt e Arcangelo U' Mul-nar.

Il pranzo del giorno di Carnevale (dai ricordi di un nonno)
"Il giorno di Carnevale era festa in casa mia.
Mia madre, fm dalle prime ore del mattino, metteva a cuocere, su pochi carboni in un angolo del camino (il gas ancora non c'era, arriver negli anni '60), in un piccolo tegame di creta, alcuni pezzi di carni di maiale con un po' di conserva fatta in casa l'estate precedente.
Il profumo riempiva la casa e l'appetito aumentava...
Mamma poi prendeva u' la-v-lajr (spianatoia), u' la-nia-tur (mattarello) e u 'ferr e preparava i maccheroni.
Ad ora di pranzo tutti aspettavamo con ansia i maccheroni conditi con formaggio di pecora e ragu` scuro e fumante!
La mamma pero` mentre preparava i maccheroni, ne aveva fatto uno lungo, piu` lungo degli altri e lo aveva avvolto con un filo di refe bianco in modo che, sul piu` bello del pranzo, si sapesse in quale bocca fosse andato a finire... e il poverino che lo trovava veniva chiamato scherzosamente Cannarut (golosone).
Poi, si mangiava qualche itto, se c'era e papa` beveva un bicchiere di vino... Non si mangiavano dolci, non si usava.
Questo pranzo, era per me particolare, lo avrei rifatto il giorno di Pasqua, di Sant'Elia e di Natale."

A pignat
La prima domenica di Quaresima si rompeva a' pignat (contenitore di creta panciuto e con due manici usato per cuocere i legumi davanti al fuoco), ultimo motivo per i giovani di riunirsi e ballare fino a mezzanotte in casa di parenti o conoscenti.
Un paio d'ore prima della mezzanotte, il padrone di casa metteva fuori due pignate ugualmente pesanti, coperte e legate allo stesso modo ma con un piccolo particolare che solo lui conosceva.
Si consegnava la prima pignata ad una persona anziana e ad un giovane si dava un legno levigato, gli si bendavano gli occhi e lo si incitava a rompere la pignata seguendo i rumori provocati dall'avversario.
Rotto, dopo qualche tempo, il contenitore, il giovane veniva applaudito, e i bambini si lanciavano a capofitto per raccogliere qualche caramella o mandorla o fico secco.
La seconda pignata veniva rotta allo stesso modo, la sorpresa, pero` non erano dolcetti, ma animaletti vivi o finti, che creavano panico tra i presenti.
A mezzanotte in punto il grammofono veniva spento, la musica taceva ed ognuno andava a casa soddisfatto della serata trascorsa.

A cura della 5^A e 5^B Elementare di Peschici (a.s. 2004/2005)



Cosi` si festeggiava il Carnevale.
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Le Origini di Peschici.
Secondo lo storico Sarnelli sarebbe stata fondata nel 970 d. C.
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