Dalla raccolta alla spremitura delle olive.
Nel Gargano una plurisecolare tradizione contadina, che dura tuttora.
La raccolta delle olive era una delle principali attivita` di sostentamento economico per le famiglie contadine, praticata nella stagione autunnale a sta scj - aun di vu - l - v .
I cafoni o contadini, oltre alle donne, si occupavano di questo lavoro.

Le ore di impiego seguivano il ciclo solare.
Si alzavano all'alba e tornavano a fine giornata. Si incamminavano verso la campagna, portando con loro del pane e del vino per il pranzo.
Sul posto, c'era il caporale, che illustrava loro le fasi della raccolta: le donne raccoglievano le olive da terra e le ponevano dentro u rru - cu - gh - tur, una cesta della capienza di circa 3 kg, mentre alcuni operai si disponevano sui rami per far cadere le drupe con una pertica.
Altri stavano insieme alle raccoglitrici intorno all'albero, lavorando al suono di stornelli e canti popolari.
Le olive raccolte venivano messe in sacchi di canapa, i quali, una volta riposti, per breve tempo all'interno di una piccola costruzione rurale casella erano trasportati, verso sera, dal caporale al piu` vicino tra-ppj-t (frantoio).
Qui, i sacchi venivano svuotati in una grande vasca, per macinarvi le olive, tramite un asino legato ad una grande macina di pietra, che riduceva le olive in un impasto scuro e untuoso.
In seguito, esso era sistemato su dei fiscoli sovrapposti l'uno sull'altro e pressati da un disco di ferro.
A conclusione del lavoro, se il proprietario terriero era soddisfatto della raccolta 'n-tra-t e della produzione dell'olio, offriva ai suoi cafoni un lauto pranzo cap-canar tra canti e balli.
