Gli antichi mestieri.
Peschici e` nota come una delle "perle del Gargano" sia per le ricchezze paesaggistiche,
sia per le tradizioni che tenacemente conserva.
Nel ricostruirle, ho seguito per grandi linee l'evoluzione della vita umana e quello
dell'anno: due cicli che s'intrecciano e si sovrappongono, perche` la dimensione del
sacro permea costantemente la vita dell'uomo, il suo fare e il suo dire.
Interessante e` la ricostruzione di mestieri ormai scomparsi, che sopravvivono solo
nella memoria degli anziani.
Uno dei piu` diffusi era quello della tessitrice.
Si tesseva di tutto: dalle lenzuola agli asciugamani, dalla stoffa per le camicie ai
vestiti ed alle bisacce.
Cotone, canapa e lino venivano spesso coltivati in piccoli appezzamenti e, dopo la
raccolta e la cardatura, venivano filati dalle ragazze, che imparavano a farlo fin da
piccole.
C'era poi il mestiere dello stagnaro. Ce n'era uno solo, che, pero`
da buon artigiano, costruiva di tutto.
Gli oggetti costavano danaro e tempo e, quindi, dovevano durare una vita,
possibilmente lasciati in eredita` ai figli.
Esisteva anche l'ombrellaio. Come molti altri oggetti, anche gli ombrelli non andavano
buttati, per cui c'era bisogno di chi li riparasse.
La maggior parte degli ombrelli esistenti a P(schici erano detti dei cafaun,
in quanto erano molto grandi perche` dovevano riparare sia persone che animali
(generalmente asini), che si cavalcava al ritorno dalle campagne.
Molto richiesto era anche il sana piatti.
Grandi zuppiere, piatti, scodelle, in ceramica, si lesionavano facilmente e, invece
di buttarli, si facevano riparare, appunto, da u sana piatt.
Il calzolaio non era il ciabattino che conosciamo oggi, che si limita a piccoli lavori
di manutenzione; era un vero artigiano, abile a costruire ogni tipo di scarpa.
I modelli piu` richiesti erano tre: scarpe resistenti per i maschi, leggermente piu`
delicate, con fibbia e l'immancabile bottoncino laterale, per le donne e grossi
scarponi di cuoio.
Il banditore girava per tutte le vie del paese, si fermava ai crocevia e
annunciava di tutto dagli annunci comunali e alle vendite piu` disparate.
Era l'unico modo di fare pubblicita`, visto che gran parte dei peschiciani era
analfabeta, per cui era inutile servirsi di manifesti.
Fino al 1929 non c'era acqua e neppure fontane pubbliche; per procurarsela bisognava
recarsi ai pozzi sparsi sul territorio.
Non tutti, pero`, potevano permettersi di andarvi: c'era chi era debole, vecchio o
malato e l'acquaiolo rimediava a tale inconveniente, in quanto si recava con
l'asino ai pozzi, riempiva grossi barili di acqua e girava, poi, per il paese per
venderla.
Ogni tanto arrivava in paese il venditore di fortuna.
Poiche` era un mestiere poco redditizio, era poco considerato dai peschiciani, anche
se regalava qualche illusione, soprattutto alle ragazze innamorate o in cerca di
marito.
II massimo del disprezzo nei confronti di una persona poco affidabile e poco
lavoratrice, percio`, era dirle: "Non puoi che andare in giro a vendere fortuna!".
Il bastaio era un artigiano che costruiva selle (varde) per gli asini
ed i muli, che erano l'unico mezzo di trasporto e di lavoro.
Egli usava legno ben stagionato e la paglia per imbottire la parte che veniva a
contatto con la pelle degl i animali.
Quello dei carrettieri era un lavoro molto faticoso: essi raggiungevano
qualunque posto anche di notte, portando persone e cose. Vestivano di scuro, portavano
una fascia rossa in vita ed una bandana legata al collo.
A cura di Grazia Roncone, I I I A Media di
Peschici(a.s. 2004/2005)