Fidanzarsi a Peschici sessant'anni fa...
Un aspetto, ormai perso, del nostro costume.
Molto tempo fa il fidanzamento aveva un significato ben diverso da quello che oggi possiamo intendere, in particolar modo in un paese piccolo come il nostro.

Noi ragazzi siamo stati molto curiosi nell'affrontare quest'argomento e abbiamo deciso di intervistare un anziano signore residente a Peschici che ci ha fornito informazioni molto interessanti a riguardo.
Egli ci ha raccontato che l'antico fidanzamento era diviso in due modi: uno era quello tradizionale, mentre l altro era quello illecito.
Nel primo caso l'uomo e la donna avevano compiti ben precisi; all'uomo toccava portare da casa propria l armadio, il letto e il comodino, invece, la donna portava il corredo, il como`, il tavolo da cucina ed infine la credenza.
A casa della donna veniva festeggiato il fidanzamento dove ella rimaneva diritta in piedi con un leggero sorriso sulle labbra davanti alla porta aspettando il fidanzato; dietro di lei c'erano i famigliari che chiacchieravano ad alta voce.
La piccola stanza di rappresentanza era spoglia: a terra un tappeto di velluto, alcune sedie prestate dai vicini e delle poltroncine avute da persone benestanti.
Durante la festa del fidanzamento i pasti che si consumavano non erano abbondanti, si cominciava da vassoi pieni di confetti per poi finire con dolcetti ricoperti di glassa; non potevano mancare alcuni bicchieri di liquore.
Dopo il banchetto era uso dare inizio alle danze; il primo ballo spettava ai prossimi sposi e il secondo ai rispettivi genitori. Successivamente tutti gli altri potevano unirsi ai festeggiamenti eseguendo walzer, tanghi, mazurke e quadriglie.
Finiti i festeggiamenti ognuno tornava a casa e il giorno seguente i due fidanzati si recavano a messa accompagnati dai parenti piu` stretti.
Esiste un'altra tipologia di fidanzamento e cioe` quello illecito in cui il ragazzo rapiva la ragazza.
Se ad un giovane piaceva una fanciulla e quest'ultima non aveva intenzione di accoppiarsi col suo spasimante, sia perche` non possedeva un soddisfacente patrimonio, sia perche` il parere della famiglia era avverso, egli si appostava vicino al luogo di lavoro della stessa, il piu` delle volte un campo di uliveti, e alla prima occasione che si presentava, egli rapiva la fanciulla, sottomettendola con forza e violenza alle sue volonta` deflorandola in modo tale da condurla al matrimonio forzato.
Quando i due si sposavano, la tradizione imponeva loro di celebrare le nozze in sagrestia o dalla parte opposta dell'altare dove si sposavano, invece, coloro che si fidanzavano in modo comune.
Inoltre gli sposi dovevano trascorrere otto giorni dal matrimonio chiusi in casa, senza avere alcun contatto con l'esterno. Al termine di questo periodo la coppia si recava a messa e la consorte era obbligata ad indossare un vestito nero, segno di lutto e conoscenza delle cose della vita.
Infine, se tra i due era presente un sentimento d'amore, ma le rispettive famiglie non volevano che ci fosse un matrimonio o che i genitori della sposa non riteneva adatto il ragazzo che la figlia amava come suo sposo, i due facevano la fuitina, cioe` scappavano insieme e il fidanzato portava la sua amata da sua zia, dalla sorella o dalla cugina.
In molti casi, il dispiacere dei genitori era apparente, poiche` la fuitina mascherava la precarieta` economica della famiglia, in quanto non venivano celebrati grandi ricevimenti, ma solo una piccola festicciola con la gente piu` intima.
