Le cure mediche della nonna.

Ammalarsi sessant'anni fa significava ricorrere a metodologie curative che oggi possono sembrarci molto bizzarre; in realta`, un ginocchio sbucciato o un semplice mal di testa non erano considerati malesseri veri e propri ed era uso contattare il medico solo nelle situazioni piu` difficili.
Allora la modalita` di visitare i pazienti era differente da quella odierna, non c'erano gli strumenti adatti al mestiere e le infrastrutture adeguate.
Quando si aveva la febbre e non si riusciva a curarla, tenendo l'ammalato al caldo, interveniva il dottore che, il piu` delle volte, diagnosticava o una cattiva digestione o una febbre di crescita e prescriveva dell olio di ricino.
Se invece si aveva bisogno di altre medicine si andava in farmacia, a quel tempo chiamata spezieria, dove il farmacista o speziale preparava i medicinali.
La maggior parte delle volte la funzione curativa era affidata alla famiglia; i rimedi casalinghi erano fatti con erbe, animaletti, spezie, urina, cenere ecc.
Se, per esempio, vi era un dente cariato si applicavano alcuni chicchi di sale grosso e se il dolore persisteva veniva sopportato dai bambini, mentre gli adulti, preferivano tirarli con lausilio del fabbro, u'f-rrar.
Per il mal d'orecchi, invece, mamma-mamm (la nonna), introduceva nell'orecchio alcune gocce di latte materno o faceva un imbuto con della tela nel quale versava della cera calda o dell'olio tiepido; questo metodo era chiamato a cannail, la candela.
Quando ci si ammalava di raffreddore o di bronchite la nonna scaldava degli indumenti di lana, un mattone o della sabbia in un sacchetto e lo posava sul torace dell'ammalato; successivamente gli dava da bere un infuso di acqua, pistacchi e camomilla.
In caso di scottatura o ustione veniva usato dell'olio, dell urina e nei casi piu` gravi della cera d'api.
Le slogature venivano curate mettendo sulla zona interessata una fetta di pane arrostito con un po d'erba murana.
Molte volte ai boscaioli capitava di tagliarsi, essi rimediavano con un pezzo di corteccia legato con una cordicina o con dei fili sulla ferita e dopo un po' di tempo si rimarginava completamente.
Alcune malattie che non trovavano rimedio conducevano molti bambini alla morte.
I funerali venivano detti bianchi, il corpicino era vestito di bianco e se la morte avveniva in primavera, veniva cosparso di fiorellini; non potevano mancare i confettini che gli altri bambini, dopo che la bara era stata portata via, raccoglievano e mangiavano.
La madre del piccolo defunto non era vestita di nero ma portava un fazzoletto bianco in testa che le copriva i capelli.
Ormai queste usanze sono solo un vago ricordo di una storia e una societa` che cambia con il passare del tempo e delle nuove scoperte.

A cura di Ercolino Giulia e Pirro Antonio, III A Media Peschici (a.s. 2004/2005)



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